LEGO® SERIOUS PLAY®, un gioco serio per affrontare le sfide della didattica

Questo post è tratto dal mio contributo per il N° 12 / 2018 della Rivista Formazione e Cambiamento– La Scuola che cambia, la Scuola è già cambiata.


LEGO® SERIOUS PLAY® è una metodologia di facilitazione che utilizza i mattoncini Lego® per aiutare le persone a co-costruire strategie d’azione in tempo reale, lavorando insieme in maniera efficace, soddisfacente e produttiva.

I Lego® sono strumenti formativi eccezionali e dal forte potere evocativo. Ricordate quando da bambini affondavamo le mani negli scatoloni di mattoncini? Di fronte a quelle infinite possibilità di combinazione ci siamo divertiti a costruire, smontare e ricostruire case, robot, animali, creature mostruose e interi paesaggi.

Con i mattoncini appagavamo il nostro naturale desiderio di divertimento e rappresentavamo le storie che “l’invenzione, la fantasia e la creatività producevano nella nostra mente” (Bruno Munari).

Giocare era il nostro lavoro. Divertendoci costruivamo conoscenza e, senza accorgercene, maturavamo specifiche competenze e abilità.

Ancora oggi, nell’era digitale, i mattoncini sono “artefatti cognitivi” (Seymour Papert) estremamente suggestivi e funzionali a lavorare e giocare bene.
Non a caso il nome LEGO® è la combinazione delle parole danesi “leggodt” che significa, appunto, “giocare bene”, cioè sviluppare il pensiero logico/matematico, incrementare l’autostima e la fiducia in se stessi, potenziare la capacità di concentrazione, favorire la maturazione della pazienza ed educare alla socializzazione e alla condivisione, indipendentemente dalle singole capacità pregresse.


Le neuroscienze

Le neuroscienze, infatti, hanno ampiamente dimostrato, dal punto di vista anatomico-funzionale, ciò che le scienze cognitive (J. Piaget e J. Bruner) avevano evidenziato, e cioè che la relazione interattiva con il mondo circostante di percezione, emozioni e cognizione, influenza attivamente il nostro modo di apprendere.

Quando costruiamo modelli tangibili nel mondo reale, costruiamo modelli anche nella nostra mente, la quale riesce a visualizzare pensieri, idee, riflessioni e connessioni. Le mani possono diventare il motore di ricerca del nostro cervello che costruisce conoscenza in maniera esperienziale perché “il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”. (C. Sinigaglia, G. Rizzolatti)

Proporre oggi percorsi formativi sul problem solving di tipo applicativo non è più pensabile. Occorre superare i modelli di insegnamento/apprendimento teorico deterministico e deduttivo e maturare un approccio sistemico ed ecologico (U. Bronfenbrenner) focalizzato sui processi e le interconnessioni tra le cose. Pertanto, per rispondere ai bisogni di una società sempre più transdisciplinare e complessa è necessario integrare le dimensioni corporee ed emotive nella didattica della Scuola.


Come nasce LSP

LEGO® SERIOUS PLAY® (LSP) è in grado di dare una risposta efficace a tali bisogni. È una metodologia di facilitazione learning by playing che fonda il suo valore nelle scienze costruttiviste e costruzioniste.

Nasce all’interno del LEGO® Group alla fine degli anni ‘90, quando la diffusione dei giochi elettronici stava determinando non solo un impatto negativo sulle vendite dei più tradizionali mattoncini, ma anche un cambiamento epocale nel modo di giocare dei bambini.

Con il supporto dell’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna, il direttore della ricerca educativa di LEGO® Group, Robert Rasmussen avvia una serie di studi su un framework metodologico sperimentale, basato sul gioco serio, per definire e comprendere le dinamiche e le strategie aziendali capaci di rispondere al cambiamento del mercato.

Se fino ad allora i mattoncini erano stati usati prevalentemente dai bambini per costruire modelli reali di mondi più o meno reali, in quegli anni si stava sperimentando la costruzione di modellini Lego® reali di idee, strategie, sfide e soluzioni.

Nel corso degli anni l’azienda continuò a finanziare le ricerche sullo sviluppo strategico e i sistemi adattivi complessi sviluppando il framework che nel 2003 prese il nome di LEGO® SERIOUS PLAY®.

Le sue applicazioni didattico/formative possono coinvolgere non solo le aziende, ma anche fondazioni, organizzazioni, istituzioni, università e soprattutto le scuole.

La sfida della scuola contemporanea è sconfessare l’affermazione di Einstein, secondo cui “l’educazione è quello che rimane dopo che si è dimenticato tutto quello che si è imparato a scuola”.
La scuola di oggi deve fornire strumenti pratici per definire e co-costruire soluzioni creative anche fuori dall’ordinario. La scuola di oggi deve garantire un’educazione a tutto tondo che favorisca la crescita di “teste ben fatte” (E. Morin) in grado di entrare in empatia con gli altri, adattarsi al cambiamento e comprendere il significato profondo di ciò che si fa.


LEGO® SERIOUS PLAY® a scuola

Prima di avviare la progettazione di un workshop a scuola, è importante che i docenti e i facilitatori distinguano chiaramente obiettivi didattici e obiettivi formativi.

Più l’obiettivo didattico è transdisciplinare, più efficace sarà l’apprendimento sistemico. Gli obiettivi formativi che si possono raggiungere sono molteplici: innescare meccaniche risolutive partecipate nell’analisi dei problemi, favorire le dinamiche dei team, costruire processi autonomi di apprendimento, perfezionare indagini retrospettive di follow up dei percorsi didattici e infine espandere le possibilità delle iniziative di insegnamento del singolo docente, nel rispetto dei ritmi e delle individualità di ciascuno.

Una volta definiti gli obiettivi strategici si può avviare la sessione di gioco serio.

I facilitatori guidano il gruppo lungo diverse sessioni di gioco scandite da domande strategiche. I partecipanti vengono invitati a rispondere alle domande non in maniera verbale, bensì costruendo (a volte individualmente, a volte in gruppo) i modelli tridimensionali con i mattoncini messi a disposizione. 

A turno ciascun giocatore racconta al gruppo il proprio modello che diventa punto di raccordo dei diversi momenti di confronto collettivo durante i quali si riescono così a cogliere corrispondenze percettive, affettive e cognitive.

Nel modello, infatti, vengono trasferiti metaforicamente i significati profondi di ciò che si vuole rappresentare. Il linguaggio metaforico, inoltre, aiuta a trattare tematiche complesse e delicate e facilita la negoziazione e la riduzione del peso di eventuali conflitti personali.

Essendo una ‘metodologia contenitore’ che prevede la co-creazione dei contenuti, LSP non impone alcun percorso prestabilito allo studente, ma abbraccia e supporta tutte le idee che possono emergere incoraggiandone lo sviluppo e la collaborazione. Il processo è incentrato sulle riflessioni e sul dialogo, laddove il compito dei facilitatori è abilitare il ragionamento analogico per stimolare nei partecipanti la capacità di individuare nessi e associazioni, analogie e confronti e cogliere in maniera globale lo scenario costruito.


LSP nell’alternanza scuola lavoro

Una delle mie esperienze professionali più rappresentative nella scuola è stato un workshop sul business modelling per un progetto di alternanza scuola lavoro di un I.I.S. della periferia romana. L’obiettivo didattico era realizzare un FabLab nella scuola, l’obiettivo formativo che abbiamo raggiunto è stato identificare la logica con la quale quello specifico FabLab scolastico avrebbe creato e distribuito valore sul territorio.

Durante la facilitazione ci siamo ispirati al Value Proposition Design (A. Osterwalder, Y. Pigneur, G. Bernarda, A. Smith) seguendo un processo di costruzione iterativo. La prima iterazione è stata la fase di empatia durante la quale i ragazzi hanno concretamente visualizzato l’obiettivo formativo e lo hanno messo in relazione con i propri bisogni in qualità di primi utenti del FabLab. La seconda è stata la definizione di difficoltà e opportunità e, infine, l’ultima iterazione ha portato all’ideazione di una prima soluzione progettuale che identificava risorse interne e attività chiave da svolgersi nel FabLab che rispondessero ai bisogni precedentemente identificati.

Da tanti piccoli modellini individuali siamo arrivati alla costruzione di un unico modello condiviso rappresentante la proposta di valore del FabLab scolastico e del suo impatto sociale.

La certificazione LEGO® SERIOUS PLAY®

Un facilitatore certificato può facilitare workshop rivolti sia ai docenti che agli studenti, ma non può rilasciare alcuna certificazione.

I docenti possono ottenere la certificazione originale solo partecipando al training dell’Associazione Master Trainers che abilita all’uso delle 7Application Technique e del Core Process, trademark Lego®Group.

Tuttavia un facilitatore certificato può fornire ai docenti gli strumenti di facilitazione open source della metodologia LSP 1.0 che i docenti stessi possono integrare nella propria didattica.

Dal 2010 infatti la sola versione 1.0 è diventata open source e quindi aperta anche ai facilitatori non certificati. Se da un lato questa liberalizzazione ha visto un proliferare di facilitatori improvvisati, privi delle competenze basilari necessarie a condurre qualsivoglia processo di facilitazione, dall’altro, affidata a facilitatori competenti, ha reso possibile la diffusione di un approccio formativo stimolante che promuove il pensiero creativo e il linguaggio metaforico ed è un valido supporto a una didattica innovativa ed esperienziale.

Ciascun docente, quindi, indipendentemente dalla propria disciplina di insegnamento, può valorizzare la propria didattica con la versione LEGO® SERIOUS PLAY® Open Source.
Diceva Seymour Papert (matematico, informatico e pedagogista costruttivista) che “il ruolo dell’insegnante non è quello di fornire tutte le parti della conoscenza ma di fare da guida, di gestire le situazioni molto difficili, di stimolare il ragazzo, forse, di dare consigli…”. Il tutto può realizzarsi solo in quelle scuole in cui gli studenti sono liberi di seguire le proprie passioni, cercare autonomamente le informazioni e portarle avanti sotto forma di progettualità condivisa.

In tal senso LSP, livellando il campo da gioco e mettendo tutti nelle stesse condizioni di partenza, facilita la co-costruzione della progettazione partecipata e aiuta gli studenti a superare le sfide in maniera collaborativa, massimizzando le risorse e mettendo in pratica le proprie capacità di astrazione, analisi e sintesi.

Tutti i contenuti che emergono durante la facilitazione possono inoltre essere ottimizzati e messi a sistema con il supporto dei più tradizionali strumenti quali Business Model e Value Proposition Canvas, Users Journey, EmpathyMap, Mappe Mentali o Concettuali, canvas ad hoc.


Una metodologia per tutti

I mattoncini LEGO® sono dotati di un forte potenziale di engagement. Scatenano intuizione, ispirazione e fantasia, coinvolgendo tutti gli aspetti della dimensione umana (razionale, emozionale, istintiva).

Praticità e facilità d’uso accendono il desiderio naturale di tutti di esplorare e acquisire tutte quelle competenze necessarie ad affrontare le sfide della società contemporanea: problem solving, resilienza, collaborazione e comunicazione.

L’imprevedibilità dell’esistente sta mettendo a dura prova la scuola e il suo sistema formativo e calare dall’alto discipline innovative tout court si sta rivelando una scelta non efficace.
Se è vero che la conoscenza è un processo di costruzione continua diventa fondamentale costruire una sorta di patto di collaborazione permanente tra docenti e studenti. E allora perché non iniziare a farlo proprio con i mattoncini?

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