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Paola Santoro - Facilitazione, Formazione, Agile Coaching

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“Scelgo di essere. Libera!”

Scelgo di essere.Libera!” è un laboratorio di creazione di impresa e un’iniziativa di empowerment rivolto a donne in uscita dal percorso antiviolenza. L’obiettivo è l’inserimento in un progetto di crescita che lavori simultaneamente sul potenziale umano e sull’acquisizione di strumenti e metodologie per la costruzione di modelli di business efficaci.

L’intuizione di progettare una serie di attività incentrate sia sullo sviluppo della persona che sull’acquisizione di competenze imprenditoriali nasce dentro Lazio Innova e, nello specifico, dal coraggio e dalla caparbietà di Emilia Cozzolino, Business Coaching & Startup Project Manager, che ha orchestrato con competenza e passione il progetto mettendo insieme competenze e professionalità differenti e complementari.


Quando Monica Vitamore e Antonella Romano, business coach del progetto, mi hanno chiesto di salire a bordo, mi sono sentita onorata e felice di co-progettare, finalmente, un percorso formativo con un impatto sociale così forte.
Emilia Cozzolino ha supervisionato tutte le attività intuendo di volta in volta, le diverse opportunità che nel corso di questi mesi sono emerse dall’ascolto attento delle idee imprenditoriali delle partecipanti. Ha infatti costruito (e sta ancora costruendo!) una rete di partnership e consulenti che continueranno a seguire i progetti imprenditoriali che sono stati presentati il 26 novembre presso la sede della Regione Lazio.
8 progetti di 8 donne molto diverse tra loro (seppur accomunate da un passato di violenza e sopraffazione) che sono riuscite a sbloccare il proprio potenziale professionale e a innescare un processo evolutivo che ha dato vita a idee di impresa sostenibili.

Vi confesso che non è stato facile per me, prima di iniziare, capire quale fosse il tono di voce più adatto, gli assignment da assegnare, come gestire eventuali criticità. Temevo di non essere in grado di mettermi nei panni di persone che hanno vissuto esperienze così laceranti.
Tuttavia è bastato affidarmi alle esperienze e conoscenze di queste donne, ascoltare i punti di vista diversi e mantenere costante un dialogo fatto di feedback e e fiducia. E di fatto mi sono ritrovata in un’aula di professioniste a cui insegnare come applicare i principi e le pratiche del design thinking e del lean startup per costruire il valore delle loro idee.
Per la prima volta ho sperimentato un atto di empatia puro, privo di sforzo intellettuale. Mi sono liberata dai condizionamenti e mi sono messa in ascolto. Un ascolto reciproco che ci ha consentito di costruire un setting sperimentale libero, dove abbiamo ideato, testato, fallito, riprovato e finalmente trovato la quadratura del cerchio che ha generato le 8 idee di impresa che trovate raccontate nel post di Eleonora Mattia, presidentessa della IX Commissione consiliare del Lazio “Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio”.

Insieme a Monica e Antonella di In Action, le protagoniste del percorso formativi hanno scavato con tenacia dentro di sé per recuperare conoscenze, abilità e competenze che un pezzo di vita aveva sotterrato. Hanno così ritrovato potenzialità, motivazioni e obiettivi di sviluppo, e maturato la convinzione che con le competenze riscoperte e una rete di supporto si può evolvere e uscire da quel sistema di autodifesa che spesso ti tiene in stallo.

Durante il Demo Day queste donne straordinarie hanno reso visibile a tutti e a loro stesse ciò che era invisibile e lo hanno trasformato in un piano di azione chiaro, definito e misurabile. Per molte di loro questo percorso è stato un po’ come ricostruire nuovi significati e nuovi modi di affrontare la vita.

Per me è stata l’opportunità di lavorare con professioniste eccellenti come Monica Vitamore, Antonella Romano ed Emilia Cozzolino e l’occasione per capire che:
“certe situazioni” non guardano in faccia a nessuno e sono capaci di annientare le sicurezze di chiunque,
che la rete istituzionale ha una potenza di cui forse essa stessa non è del tutto consapevole,
che per innescare la miccia del cambiamento bisogna puntare sulla fiducia e sul lavoro di squadra
e che da un grande privilegio (il mio lavoro) derivano grandi responsabilità [semicit.]

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