LEGO® Serious Play®, una metodologia per la complessità.


Sapremmo assai di più della complessità della vita se ci fossimo applicati
a studiare con determinazione le sue contraddizioni,
invece di perdere tanto tempo con le identità e le coerenze,
le quali hanno il dovere di spiegarsi da sole.
(José Saramago , La caverna, 2001)

Futurisers – People: la co-progettazione di futuri desiderabili

La “casualità” di certi incontri nasce, seppur indirettamente, dal disegno di qualcun altro. E tali incontri generano connessioni, che noi stessi crediamo casuali, ma che in realtà sono parte di quella macro-progettazione alla quale autonomamente e forse inconsapevolmente avevamo già scelto di partecipare.
È il passaggio naturale dal Self al People che io ho vissuto sulla mia pelle nella Tixe Academy, l’ecosistema di apprendimento di Open Hub.

Tixe Academy ha da poco rilasciato il format libero FUTURISERS, uno spazio di riflessione individuale e collettiva che coinvolge i grandi temi dell’innovazione sociale e che fornisce e costruisce strumenti e conoscenze con i quali affrontare la complessità dell’ecosistema in cui scegliamo di vivere.
Sette giornate di intenso scambio filosofico, sociologico, organizzativo sul tema del futuro e del cambiamento arricchito da laboratori esperienziali tra cui anche LEGO® Serious Play®.

In questa occasione di confronto, dialogo e reciproco apprendimento per la co-progettazione di futuri desiderabili ho ritrovato un inizio e un finale (rigorosamente aperto) per alcune riflessioni che mi ero precedentemente posta sui doveri e sull’etica dei processi di apprendimento nella complessità della società iperconnessa.
Queste riflessioni che voglio oggi condividere nascono dalla mia partecipazione al modulo FUTURISERS People – competenze integrate per la valorizzazione e la gestione dell’intelligenza connettiva.

La complessità dei sistemi

Il laboratorio LEGO® Serious Play® è stato preceduto – e anche inconsapevolmente introdotto (gli effetti sorprendenti delle connessioni “casuali” che Marco Serra è in grado di generare) – dall’intervento di Maurizio Musolino, Clinical Risk Manager e rappresentante dell’Associazione Dedalo ‘97.
Maurizio ci ha trasportato dentro la complessità dei sistemi.

Spesso confondiamo complessità e complicatezza. I sistemi complicati sono determinati dal principio di certezza e linearità.

La realtà, invece, è piuttosto complessa e ha forti caratteri di incertezza. Tuttavia sono sufficienti poche e semplici regole per governare un’organizzazione complessa.

Basti pensare al comportamento collettivo autorganizzato degli uccelli negli stormi, i quali, per il semplice bisogno di sopravvivenza (obiettivo comune) volano nella stessa direzione, stando attenti a non urtarsi reciprocamente, mantenendo così una sorta di “distanza di sicurezza collettiva” (regola semplice e condivisa). Ogni uccello è quindi un nodo di una complessa struttura reticolare.

Tutti noi siamo nodi di una complessa rete di fenomeni interconnessi ed interdipendenti tra loro, collegati e governati spesso da principi organizzativi molto semplici. Siamo reti “piccolo-mondo”, caratterizzate da un basso grado di separazione in cui ciascun cluster è unito all’altro da legami deboli. Questo avviene tutte le volte che si interconnettono elementi intelligenti in sistemi estesi.

L’evoluzione di un sistema complesso tuttavia per sua natura non è prevedibile e in un simil contesto la fede nell’ordine assoluto dell’universo e nel determinismo non può trovare spazio perché esclude l’incertezza e l’errore.

Questa instabilità produce continui processi di trasformazione sociale che devono integrare nuove logiche di pensiero capaci di reagire, attraverso l’apprendimento continuo, alla loro stessa mutazione e continuare a generare conoscenza.

Il metodo: paradigmi teorici e strumenti di lettura e di azione.

Considerato che il paradigma classico di cartesiana memoria non è più in grado di leggere gli ecosistemi del terzo millennio (o forse in grado non lo è mai stato) come ci si può oggi approcciare alla conoscenza? Si può parlare ancora di metodo?

Io, che del metodo ho fatto il cardine della mia identità professionale, non posso non continuare a pormi dubbi e a sperimentare processi in grado di governare l’incertezza di fronte allo scenario mutevole della formazione e dell’educazione.

Il metodo deve per prima cosa spogliarsi della presunzione di poter prevedere e spiegare tutto, recuperare un approccio sistemico per diventare uno strumento di lettura della complessità e delle emergences, ovvero della successiva comparsa di elementi e fattori imprevedibili.

La realtà e l’umanità sono un un insieme di sistemi cognitivi interdipendenti che vivono in contesti estremamente differenti “tenuti in vita” dall’interazione degli elementi. Non è possibile conoscerli singolarmente senza conoscere il tutto perché il tutto è nella parte e la parte è nel tutto, come ben definito dal principio ologrammatico di E. Morin. È un processo ricorsivo in cui “i prodotti e gli effetti sono contemporaneamente cause e produttori di ciò che li produce”.

L’idea del ricorsivo è dunque un’idea di rottura con l’idea lineare di causa/effetto. Gli individui generano la società e la società genera gli individui mantenendo la dualità in seno all’unità e associando concetti e idee complementari e antagoniste.

Il metodo deve porsi quindi in ottica di multidimensionalità e interdisciplinarietà, non può aspirare a un sapere totale ma deve inglobare incertezza e incompletezza e fornire strumenti in grado di mettere in atto i principi dell’autorganizzazione e abilitare il sistema aperto di intelligenza connettiva, ovvero la sinergia generata dalla moltiplicazione delle intelligenze messe in connessione.

Il metodo, i suoi spazi di azione e la metodologia LEGO® Serious Play®

Derrick de Kerckhove considera la Rete il luogo che ha portato la connettività alla collettività, il luogo dove l’insieme delle singole intelligenze (intelligenza collettiva), mettendosi in relazione tra di loro aumentano la loro portata cognitiva e sperimentano nuove e creative pratiche di risoluzione di problemi. È un sistema aperto, ipertestuale che mette in sinergia competenze, apprendimenti e conoscenze e dove trova la sua massima espressione la più grande risorsa dell’umanità, l’intelligenza appunto.

Esistono altri spazi dove il metodo, interpretando i sistemi complessi può attivare dinamiche partecipative e generare apprendimento cooperativo?

Sì! Uno dei tanti possibili spazi è un workshop LEGO® Serious Play® (LSP).

LSP è già di per sé una metodologia complessa governata da piccole e semplici regole (che trovano la loro base scientifica nelle teorie costruzioniste e nelle neuroscienze) ed è una delle possibili applicazioni del metodo.

Se il metodo deve garantire alle persone la comprensione del significato profondo di ciò che fanno, la capacità di entrare inempatia con gli altri e di adattarsi al cambiamento, le metodologie devono fornire strumenti pratici per definire e co-costruire soluzioni creative anche fuori dall’ordinario.

La metodologia LSP, nello specifico, mette in atto tutta una serie di tecniche su un campo di gioco paritario la cui complessità è ben rappresentata nella sua tangibilità e concretezza dai modelli LEGO tridimensionali che rivelano esplicitamente la natura delle interconnessioni e delle relazioni multiple altrimenti difficili da visualizzare.

AT 5 e AT 6: comprendere e gestire le emergences

Nello specifico le Application Technique 5 e 6 (AT 5 e AT 6) della metodologia LSP consentono di facilitare proprio il grande landscape generato progressivamente dai modellini che, costruzione dopo costruzione, connessione dopo connessione, co-evolvono secondo relazioni non lineari in sistemi complessi e adattivi orientati alle emergences.
Le emergences, a differenza delle emergenze, sono eventi dinamici imprevedibili che possono impattare sul sistema real time o aver impattato in passato e portarlo a reagire di volta in volta attraverso successive costruzioni di possibili soluzioni.
Si può verificare, infatti, che connessioni multiple (dirette e indirette), sia tra i modelli che tra le connessioni stesse, vengano messe sotto stress dalla variazione di posizione dei modelli stessi o dall’intervento di successivi agenti (elementi positivi o negativi, esterni o interni che intervengono sul sistema).

Può altre volte accadere che la rete generata dall’intreccio di connessioni e modelli renda impossibile immaginare l’impatto delle emergences e l’effetto a cascata di un cambiamento nel paesaggio. In tal caso l’intervento del gruppo con un’azione fisica sul sistema stesso (la costruzione e ricostruzione di successivi modelli e connessioni) può innescare tutta una serie di dinamiche di problem solving e decision making collettivo.

In altre parole la costruzione brick by brick di un sistema complesso, le sue possibili implicazioni e le sfide che rivela forniscono proficui insight per la definizione di strategie decisionali future o real time. 

L’interdipendenza positiva

A questo livello più avanzato del workshop (solo dopo l’applicazione delle precedenti tecniche propedeutiche) si manifestano le dinamiche di interdipendenza positiva che Angela Spinelli, formatrice e ricercatrice di Social Hub, ha ben esplicitato durante la giornata di FUTURISERS. Il suo intervento (anche in questo caso, inconsapevolmente, potere delle connessioni di Marco Serra), ha chiuso il cerchio del discorso iniziato da Maurizio Musolino e portato avanti dal mio laboratorio.

L’interdipendenza positiva è un aspetto fondamentale dell’apprendimento cooperativo e si innesca nel momento in cui le persone percepiscono di essere connesse le une alle altre per il raggiungimento di un obiettivo comune. Riesce il singolo solo se riesce il gruppo e non rimane altro che coordinare i propri sforzi, compiti, strumenti e informazioni: piccole e chiare regole condivise.

L’interdipendenza positiva, come sottolineava Angela Spinelli, è quella dinamica che può consentire il passaggio dal Self al People, non è quindi un prerequisito, ma un obiettivo da raggiungere per la gestione della complessità.

Il cambiamento di mindset delle strategie didattiche

Il metodo diventa a questo punto sempre più determinante non solo con l’attuazione di specifiche metodologie (tra cui LSP) ma anche come modello teorico interpretativo in grado di agire sul cambiamento di mindset in ottica culturale e in particolar modo nell’orizzonte delle strategie didattiche.
La complessità non può quindi non avere anche una sua connotazione pedagogica che una scuola moderna ha il dovere di integrare nella propria didattica.

La didattica della complessità non interviene sui contenuti, ma sul metodo. Fornisce più chiavi di lettura, non demonizza l’errore, accoglie l’incertezza e la integra nelle strategie di risoluzione dei problemi. Non è solo multi-disciplinare ma legge i fenomeni in maniera inter-disciplinare, lavora per processi, prova a stabilire relazioni tra i diversi temi e a strutturare le informazioni in maniera reticolare, valorizzando la costruzione autonoma dei processi di apprendimento. Questa didattica della complessità può garantire il passaggio dal Self al People e farsi portavoce di un’etica di pace, responsabilità, solidarietà e accoglienza.

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