LEGO® Serious Play® e i mattoncini dell’apprendimento.

Questo post è tratto dal mio contributo per il numero 11 di MoMo, la rivista pedagogica digitale della Fondazione Montessori Italia.

Trovate l’originale qui.


Quando ho scelto di intraprendere il training per la certificazione LEGO® Serious Play® (LSP) non immaginavo quanto questa esperienza avrebbe influenzato il mio modo di essere docente, formatrice e madre.

E oggi, dopo tante sperimentazioni, confronti e collaborazioni importanti – prima fra tutte con Boboto s.r.l. e il Centro Montessori di Lecce – posso affermare che, attraverso i mattoncini, possiamo costruire ponti di raccordo sostanziali verso una visione contemporanea delle Scienze dell’Educazione.

Ai professionisti dell’Educazione è sempre più evidente, oramai, l’urgenza di condividere un paradigma teorico metodologico multidimensionale e interdisciplinare che sappia rispondere alle emergenti esigenze di apprendimento esperienziale.

LEGO® Serious Play® è un’esperienza formativa che può rispondere a tali bisogni.

Che cos’è LEGO® Serious Play®

È una metodologia di facilitazione che fornisce strumenti cognitivi in grado di aiutare le persone a pensare, comunicare, progettare e risolvere problemi.
Nasce all’interno dell’azienda LEGO® che negli anni ‘90 stava assistendo allo spostamento dell’interesse dei bambini dal “gioco tradizionale” ai videogiochi.
Questo spostamento, insieme alle nuove modalità di approccio al gioco infantile, innescò nella dirigenza l’urgenza di un ripensamento delle proprie strategie aziendali.
E così anche gli adulti iniziarono a giocare con i mattoncini!

In collaborazione con l’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna, l’azienda costituì gruppi di lavoro che, attraverso le metodologie del “gioco serio”, potessero, partendo dai punti cardine della vision aziendale, creatività e immaginazione, trovare soluzioni di business in grado di dare risposte al cambiamento del mercato.

Furono così sviluppati diversi percorsi di esercitazioni guidate che, all’interno di un framework metodologico che prevedesse l’uso dei mattoncini LEGO®, provassero a costruire strutture metaforiche di modelli di business e assetti organizzativi.
Se fino ad allora i mattoncini erano stati usati prevalentemente dai bambini per costruire modelli reali di mondi più o meno reali, attraverso la metodologia che si stava sviluppando all’interno di tali processi di apprendimento, si iniziarono a costruire modellini LEGO® reali di idee, strategie, sfide e soluzioni.

Nel corso degli anni la LEGO® continuò a finanziare tali ricerche sullo sviluppo strategico e i sistemi adattivi complessi fino a definire quella che oggi è la metodologia LEGO® Serious Play®.

Tale metodologia facilita la comprensione, il miglioramento e la progettazione delle performance di un’organizzazione e, ad oggi, viene principalmente applicata nell’ambito della formazione esperienziale corporate.Fatta questa premessa, cosa c’entra questa storia con una rivista sul mondo Montessori?

Il gioco/lavoro e il gioco serio

Il gioco serio non è altro che un gioco libero guidato dove l’esplorazione dei materiali, la concentrazione e l’immaginazione permettono alle persone “di immaginare quello che la fantasia, l’invenzione e la creatività producono” [Bruno Munari].

Non è una gara di abilità, né un test di valutazione, né un pacchetto di istruzioni standard, ma uno strumento didattico che facilita la comunicazione, innesca le dinamiche di problem solving e coinvolge tutti gli aspetti della dimensione umana (razionale, emozionale e istintiva) garantendo la costruzione autonoma dei processi di apprendimento.
Il gioco serio che svolge l’adulto nei processi di facilitazione LEGO® Serious Play® ricalca evidentemente le dinamiche del gioco/lavoro del bambino montessoriano. È un’attività profondamente significativa che consente al partecipante di elaborare, costruendo con le proprie mani, ciò che la sua mente ha assorbito in precedenza (emozioni, paure, desideri…). Infine lo rappresenta a se stesso e agli altri attraverso la narrazione del proprio modello costruito.

Vien da sé che se il gioco è il lavoro del bambino, i mattoncini LEGO® possono essere un materiale estremamente evocativo per tale lavoro. Tramite le infinite combinazioni di forme, colori, dimensioni e possibili incastri si può, brick by brick, arrivare a testare differenti soluzioni per attribuire o far emergere significati concreti a ciò che si fa.
Questo processo ricorsivo facilita la costruzione del proprio percorso di conoscenza e la maturazione di autostima e fiducia nel proprio operato, indipendentemente dalle singole capacità.

Il matematico pedagogista Seymour Papert diceva che la conoscenza è un atto di costruzione. Si costruisce attraverso l’apprendimento esperienziale in cui i mattoncini diventano artefatti cognitivi che facilitano lo sviluppo dell’apprendimento e, nel caso della metodologia LSP, costituiscono le basi di un linguaggio universale che ingaggia tutti i partecipanti al cento per cento massimizzandone il potenziale.

Le Scienze dell’educazione alla base del LEGO® Serious Play®

Le ricerche finanziate dalla LEGO® all’interno dell’IMD, si proponevano infatti di connettere l’approccio hands on delle neuroscienze cognitive con le teorie del flow di M. Csíkszentmihályi, i principi costruttivisti di J. Piaget e la loro evoluzione nel costruzionismo di S. Papert.
Papert, dopo la collaborazione con Piaget, trasferitosi al MIT di Boston per lavorare sull’intelligenza artificiale, finalizzò la teoria costruzionista secondo la quale la mente, per apprendere, ha bisogno di costruire materialmente la rappresentazione della propria idea, procedendo per tentativi ed errori e testando innumerevoli possibili combinazioni.
La stessa dinamica si presenta in un workshop LSP dove le mani assumono il ruolo primario, si fannomotore di ricerca del cervello” e, una volta posatesi sui mattoncini, attingono inconsapevolmente ai contenuti del proprio mondo interiore. Allo stesso modo Maria Montessori affermava che il gioco connette le attività manuali e sensoriali alle esperienze cognitive e socio-emotive.

Così come il gioco/lavoro facilita percorsi di libertà che rispondono a delle precise regole, LSP si muove all’interno di un framework flessibile, strettamente connesso agli obiettivi educativi e sorretto da poche e semplici regole chiare e condivise. Si apre alla ricerca e all’esplorazione, incentiva le dinamiche di problem solving attraverso la creatività, non impone soluzioni preconfezionate, lascia spazio all’individualità e dosa consapevolmente sfida e abilità affinché si possa raggiungere autonomamente un adeguato livello di apprendimento.

La teoria del Flow dello psicologo ungherese M. Csikszentmihalyi dimostra infatti che quando sfida e abilità sono in perfetto equilibrio l’individuo si trova nel giusto flow ed è pienamente coinvolto nella sua attività, gode di un alto tasso motivazionale e vive un senso di appagamento che scaturisce da tali condizioni ottimali di apprendimento.

Come funziona un workshop LEGO® Serious Play®

Accompagnare i partecipanti verso il flow è la sfida più importante per un facilitatore LSP.
Un workshop LSP parte con la definizione a monte degli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere.
Durante una o più sessioni (che possono variare dalla mezza giornata alle due giornate intere) il facilitatore lancia la sfida ai partecipanti e guida il gruppo attraverso una serie di domande aperte che mirano a fornire una migliore comprensione del contesto. I partecipanti sono invitati a rispondere costruendo il proprio modello con i mattoncini. Durante il percorso si lavora sia in maniera individuale che collettiva. I modelli costruiti definiscono il punto di partenza dei momenti di confronto che avviano una narrazione collettiva: si condivide conoscenza, si innescano dinamiche di problem solving e si attivano nei partecipanti insight per l’autoriflessione.

Il core process del gioco prevede 4 step fondamentali: la domanda, la costruzione – si costruisce “pensando con le mani”! -, lo storymaking – la condivisione della storia – e la riflessione (individuale e/o collettiva) durante la quale il facilitatore guida il gruppo verso l’identificazione dei key insight del processo appena costruito e l’individuazione di risultati e connessioni.

Il momento di condivisione è reso semplice e fluido grazie all’utilizzo spontaneo delle metafore che facilitano il trasferimento dei significati di un concetto (spesso complesso) su un modello tridimensionale costruito con i mattoncini LEGO®. Nasce, infatti, prima il modello e poi la storia!

Le metafore incrementano l’efficacia della condivisione delle informazioni anche perché forniscono ad adulti e bambini le parole per esplorare in tutta sicurezza anche temi estremamente complessi e delicati.

In ambito corporate, oltre a possibili sessioni di coaching individuale, la metodologia viene richiesta principalmente per migliorare le performance di un’organizzazione, pertanto i confronti di gruppo sono conditio sine qua non per l’attivazione di dinamiche di problem solving e decision making collettivo.

Parallelamente, in ambito scolastico, lo stesso approccio, guidato da un facilitatore certificato, può essere applicato al corpo docente per la definizione di una strategia didattica comune e condivisa.

Un facilitatore certificato può inoltre fornire ai docenti gli strumenti di facilitazione Open Source della Metodologia LSP da personalizzare e integrare nella propria didattica esperienziale indipendentemente dalla propria disciplina di insegnamento.

LEGO® Serious Play® e la didattica

Insegnanti e formatori sono ormai messi di fronte a un dovere deontologico ed epistemologico richiesto dalla società della complessità: innovare la propria didattica ponendosi l’obiettivo di fornire la consapevolezza e gli strumenti per affrontare l’imprevedibilità dell’esistente.

È un obiettivo alto che ci chiede di vestire i panni di uno “Stalker illegale” che “viola” le dure leggi dell’educazione deterministica per facilitare il cammino verso quella che il regista russo A. Tarkovskij definiva, già alla fine degli anni ‘70, la “Zona”.

“La Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l’uomo o si spezza o resiste. Se l’uomo resisterà dipende dal suo sentimento della propria dignità, dalla sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero” [Scolpire il tempo di Andrej Tarkovskij, Milano, UBU Libri, 1988, pag. 178]

Sono certa che se Maria Montessori avesse avuto la possibilità di vedere il lungometraggio “Stalker” di Tarkovskij, avrebbe sentito risuonare in questa narrazione filosofico fantascientifica l’invito ai suoi insegnamenti sul coraggio morale, sulla comprensione del significato profondo di ciò che si fa, sulla conquista dell’autonomia e sulla cura del proprio spirito all’interno di un paradigma complesso in continua evoluzione.

La didattica della complessità può rispondere ai bisogni educativi emergenti perché non interviene sui contenuti, ma sul metodo, fornisce più chiavi di lettura, non demonizza l’errore, accoglie l’incertezza e la integra nelle strategie di risoluzione dei problemi. Non è solo multidisciplinare ma legge i fenomeni in maniera interdisciplinare, lavora per processi, prova a stabilire relazioni tra i diversi temi e a strutturare le informazioni in maniera reticolare, valorizzando la costruzione autonoma dei processi di apprendimento.
Esattamente come insegnava Maria Montessori più di un secolo fa.

In questa cornice LEGO® Serious Play® è una delle metodologie che può compiere quel salto evolutivo che risponde ai bisogni educativi contemporanei perché ricrea ambienti sociali di apprendimento cooperativi all’interno dei quali i bambini sono creatori di contenuti e corresponsabili del percorso collettivo. L’insegnante facilitatore non impone alcun percorso al discente, ma abbraccia e supporta tutte le idee che possono emergere incoraggiandone lo sviluppo e la collaborazione. Tutto ciò che viene discusso viene generato dal processo di costruzione, dove la mano e la mente si impegnano a dare forma visiva e metaforica a elementi significativi, emozioni e relazioni!
L’insegnante che utilizza la metodologia LSP non attribuisce significati, non giudica, mette il discente al centro e prepara l’ambiente e i materiali per facilitare la generazione di insight, la riflessione comune, la co-costruzione della conoscenza e la co-progettazione. Lascia che i bambini sperimentino, attraverso il linguaggio dei mattoncini, le relazioni con gli altri, il gioco in gruppo e la socialità a prescindere dal tema su cui si è scelto di lavorare.

LEGO® Serious Play® il Boboto Summer Camp.

Il tema dell’inclusione è la sfida che io e Iliana Morelli ci siamo poste di sperimentare con un gruppo di bambini tra i 5 e gli 11 anni per il Boboto Summer Camp 2017 nel Centro Montessori di Lecce.

Abbiamo definito l’obiettivo didattico di rendere i bambini consapevoli delle potenzialità espressive dei materiali LEGO® analogici e digitali per la costruzione di una storia collettiva a tema “inclusione sociale” a partire da tre emozioni principali: la felicità, la rabbia e la paura.

L’obiettivo educativo principale è stato quello di aiutare i bambini ad attingere al proprio mondo interiore per provare a sviluppare le capacità di comunicazione, dialogo, ascolto e lavoro di gruppo.

Abbiamo composto così tre gruppi eterogenei per sesso ed età ed assegnato a ciascun gruppo un’emozione su cui lavorare.

Per avviare la familiarizzazione tra i bambini e la dimestichezza con i materiali e la metodologia, il primo giorno abbiamo chiesto loro di costruire il proprio significato di benessere.
La macchina di papà, La piscina antistress, Il parco giochi, La casa dei coniglietti, L’anticonquista del mondo, Il mio giardino, La casa del Pompiere e Il mondo di Piersimone, sono solo alcuni dei nomi attribuiti ai modellini LEGO® che i bambini hanno costruito liberamente e individualmente (in un caso anche in coppia formatasi spontaneamente) e che poi hanno condiviso con tutto il gruppo raccontando e mettendo sul tavolo molte informazioni di sé.
Dal secondo giorno, per tutta la settimana, hanno lavorato sulle tre emozioni.

Il processo quotidiano prevedeva il lancio di una sfida, la costruzione di un modello individuale, la condivisione con il proprio gruppo del singolo modello e un secondo momento di costruzione collettiva che partisse dalla rielaborazione e negoziazione dei modelli individuali fino alla co-costruzione di un modello unico più complesso della semplice somma delle parti.

Il supporto tecnico educativo di Salvatore Sammy Laporta ha arricchito questo difficile ma sfidante processo educativo. Sammy, mentor Coderdojo ed esperto in robotica educativa, ha guidato le sessioni LEGO® We Do 2.0 e Little Bits (i mattoncini magnetici colorati), durante le quali i bambini hanno costruito tre robot. Successivamente hanno assegnato loro un ruolo determinante e di svolta tra i protagonisti della narrazione e li hanno integrati nei precedenti modelli LEGO®.

Combinando i vari mattoncini, i bambini hanno utilizzato l’immaginazione creativa per pensare out of the box e combinare e trasformare l’esistente.
Hanno così sviluppato e creato personaggi, scenari e tre linee di narrazione che sono confluite, l’ultimo giorno, in una storia unica elaborata da un processo di negoziazione condiviso e autogestito dai bambini.

Sin dal primo giorno i materiali LEGO® sono stati in grado di livellare il campo da gioco e garantire un altissimo tasso di partecipazione a tutti i bambini e le bambine a prescindere da età e abilità pregresse.
La forza della collettività ha innalzato la motivazione e ha consentito a noi educatori di approfondire relazioni e connessioni personali, osservare dinamiche interne ed esterne, e ai bambini di esplorare infiniti scenari ipotetici, e acquisire consapevolezza di possibilità e opportunità scatenando intuizione, ispirazione e fantasia.

L’esperimento, pur non raggiungendo una rappresentazione perfetta e finita del modello collettivo (ma in fondo il risultato è il processo!), ha centrato completamente obiettivi didattici e formativi rendendo evidente quanto un simile approccio simbolico e di sintesi può porre le basi per un apprendimento cooperativo e peer to peer.

Il Boboto Summer Camp mi ha confermato la validità trasversale della metodologia LEGO® Serious Play®, mi ha svelato dei retroscena molto importanti sul mondo dei bambini e mi ha regalato una grande quantità di insight.

E se, come diceva Platone, si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione, provate a immaginare quanta conoscenza mi sono portata a casa dopo una settimana di gioco!

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