LEGO® SERIOUS PLAY®, un gioco serio per affrontare le sfide della didattica

Questo post è tratto dal mio contributo per il N° 12 / 2018 della Rivista Formazione e Cambiamento– La Scuola che cambia, la Scuola è già cambiata.


LEGO® SERIOUS PLAY® è una metodologia di facilitazione che utilizza i mattoncini Lego® per aiutare le persone a co-costruire strategie d’azione in tempo reale, lavorando insieme in maniera efficace, soddisfacente e produttiva.

I Lego® sono strumenti formativi eccezionali e dal forte potere evocativo. Ricordate quando da bambini affondavamo le mani negli scatoloni di mattoncini? Di fronte a quelle infinite possibilità di combinazione ci siamo divertiti a costruire, smontare e ricostruire case, robot, animali, creature mostruose e interi paesaggi.

Con i mattoncini appagavamo il nostro naturale desiderio di divertimento e rappresentavamo le storie che “l’invenzione, la fantasia e la creatività producevano nella nostra mente” (Bruno Munari).

Giocare era il nostro lavoro. Divertendoci costruivamo conoscenza e, senza accorgercene, maturavamo specifiche competenze e abilità.

Ancora oggi, nell’era digitale, i mattoncini sono “artefatti cognitivi” (Seymour Papert) estremamente suggestivi e funzionali a lavorare e giocare bene.
Non a caso il nome LEGO® è la combinazione delle parole danesi “leggodt” che significa, appunto, “giocare bene”, cioè sviluppare il pensiero logico/matematico, incrementare l’autostima e la fiducia in se stessi, potenziare la capacità di concentrazione, favorire la maturazione della pazienza ed educare alla socializzazione e alla condivisione, indipendentemente dalle singole capacità pregresse.


Le neuroscienze

Le neuroscienze, infatti, hanno ampiamente dimostrato, dal punto di vista anatomico-funzionale, ciò che le scienze cognitive (J. Piaget e J. Bruner) avevano evidenziato, e cioè che la relazione interattiva con il mondo circostante di percezione, emozioni e cognizione, influenza attivamente il nostro modo di apprendere.

Quando costruiamo modelli tangibili nel mondo reale, costruiamo modelli anche nella nostra mente, la quale riesce a visualizzare pensieri, idee, riflessioni e connessioni. Le mani possono diventare il motore di ricerca del nostro cervello che costruisce conoscenza in maniera esperienziale perché “il cervello che agisce è anche e innanzitutto un cervello che comprende”. (C. Sinigaglia, G. Rizzolatti)

Proporre oggi percorsi formativi sul problem solving di tipo applicativo non è più pensabile. Occorre superare i modelli di insegnamento/apprendimento teorico deterministico e deduttivo e maturare un approccio sistemico ed ecologico (U. Bronfenbrenner) focalizzato sui processi e le interconnessioni tra le cose. Pertanto, per rispondere ai bisogni di una società sempre più transdisciplinare e complessa è necessario integrare le dimensioni corporee ed emotive nella didattica della Scuola.


Come nasce LSP

LEGO® SERIOUS PLAY® (LSP) è in grado di dare una risposta efficace a tali bisogni. È una metodologia di facilitazione learning by playing che fonda il suo valore nelle scienze costruttiviste e costruzioniste.

Nasce all’interno del LEGO® Group alla fine degli anni ‘90, quando la diffusione dei giochi elettronici stava determinando non solo un impatto negativo sulle vendite dei più tradizionali mattoncini, ma anche un cambiamento epocale nel modo di giocare dei bambini.

Con il supporto dell’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna, il direttore della ricerca educativa di LEGO® Group, Robert Rasmussen avvia una serie di studi su un framework metodologico sperimentale, basato sul gioco serio, per definire e comprendere le dinamiche e le strategie aziendali capaci di rispondere al cambiamento del mercato.

Se fino ad allora i mattoncini erano stati usati prevalentemente dai bambini per costruire modelli reali di mondi più o meno reali, in quegli anni si stava sperimentando la costruzione di modellini Lego® reali di idee, strategie, sfide e soluzioni.

Nel corso degli anni l’azienda continuò a finanziare le ricerche sullo sviluppo strategico e i sistemi adattivi complessi sviluppando il framework che nel 2003 prese il nome di LEGO® SERIOUS PLAY®.

Le sue applicazioni didattico/formative possono coinvolgere non solo le aziende, ma anche fondazioni, organizzazioni, istituzioni, università e soprattutto le scuole.

La sfida della scuola contemporanea è sconfessare l’affermazione di Einstein, secondo cui “l’educazione è quello che rimane dopo che si è dimenticato tutto quello che si è imparato a scuola”.
La scuola di oggi deve fornire strumenti pratici per definire e co-costruire soluzioni creative anche fuori dall’ordinario. La scuola di oggi deve garantire un’educazione a tutto tondo che favorisca la crescita di “teste ben fatte” (E. Morin) in grado di entrare in empatia con gli altri, adattarsi al cambiamento e comprendere il significato profondo di ciò che si fa.


LEGO® SERIOUS PLAY® a scuola

Prima di avviare la progettazione di un workshop a scuola, è importante che i docenti e i facilitatori distinguano chiaramente obiettivi didattici e obiettivi formativi.

Più l’obiettivo didattico è transdisciplinare, più efficace sarà l’apprendimento sistemico. Gli obiettivi formativi che si possono raggiungere sono molteplici: innescare meccaniche risolutive partecipate nell’analisi dei problemi, favorire le dinamiche dei team, costruire processi autonomi di apprendimento, perfezionare indagini retrospettive di follow up dei percorsi didattici e infine espandere le possibilità delle iniziative di insegnamento del singolo docente, nel rispetto dei ritmi e delle individualità di ciascuno.

Una volta definiti gli obiettivi strategici si può avviare la sessione di gioco serio.

I facilitatori guidano il gruppo lungo diverse sessioni di gioco scandite da domande strategiche. I partecipanti vengono invitati a rispondere alle domande non in maniera verbale, bensì costruendo (a volte individualmente, a volte in gruppo) i modelli tridimensionali con i mattoncini messi a disposizione. 

A turno ciascun giocatore racconta al gruppo il proprio modello che diventa punto di raccordo dei diversi momenti di confronto collettivo durante i quali si riescono così a cogliere corrispondenze percettive, affettive e cognitive.

Nel modello, infatti, vengono trasferiti metaforicamente i significati profondi di ciò che si vuole rappresentare. Il linguaggio metaforico, inoltre, aiuta a trattare tematiche complesse e delicate e facilita la negoziazione e la riduzione del peso di eventuali conflitti personali.

Essendo una ‘metodologia contenitore’ che prevede la co-creazione dei contenuti, LSP non impone alcun percorso prestabilito allo studente, ma abbraccia e supporta tutte le idee che possono emergere incoraggiandone lo sviluppo e la collaborazione. Il processo è incentrato sulle riflessioni e sul dialogo, laddove il compito dei facilitatori è abilitare il ragionamento analogico per stimolare nei partecipanti la capacità di individuare nessi e associazioni, analogie e confronti e cogliere in maniera globale lo scenario costruito.


LSP nell’alternanza scuola lavoro

Una delle mie esperienze professionali più rappresentative nella scuola è stato un workshop sul business modelling per un progetto di alternanza scuola lavoro di un I.I.S. della periferia romana. L’obiettivo didattico era realizzare un FabLab nella scuola, l’obiettivo formativo che abbiamo raggiunto è stato identificare la logica con la quale quello specifico FabLab scolastico avrebbe creato e distribuito valore sul territorio.

Durante la facilitazione ci siamo ispirati al Value Proposition Design (A. Osterwalder, Y. Pigneur, G. Bernarda, A. Smith) seguendo un processo di costruzione iterativo. La prima iterazione è stata la fase di empatia durante la quale i ragazzi hanno concretamente visualizzato l’obiettivo formativo e lo hanno messo in relazione con i propri bisogni in qualità di primi utenti del FabLab. La seconda è stata la definizione di difficoltà e opportunità e, infine, l’ultima iterazione ha portato all’ideazione di una prima soluzione progettuale che identificava risorse interne e attività chiave da svolgersi nel FabLab che rispondessero ai bisogni precedentemente identificati.

Da tanti piccoli modellini individuali siamo arrivati alla costruzione di un unico modello condiviso rappresentante la proposta di valore del FabLab scolastico e del suo impatto sociale.

La certificazione LEGO® SERIOUS PLAY®

Un facilitatore certificato può facilitare workshop rivolti sia ai docenti che agli studenti, ma non può rilasciare alcuna certificazione.

I docenti possono ottenere la certificazione originale solo partecipando al training dell’Associazione Master Trainers che abilita all’uso delle 7Application Technique e del Core Process, trademark Lego®Group.

Tuttavia un facilitatore certificato può fornire ai docenti gli strumenti di facilitazione open source della metodologia LSP 1.0 che i docenti stessi possono integrare nella propria didattica.

Dal 2010 infatti la sola versione 1.0 è diventata open source e quindi aperta anche ai facilitatori non certificati. Se da un lato questa liberalizzazione ha visto un proliferare di facilitatori improvvisati, privi delle competenze basilari necessarie a condurre qualsivoglia processo di facilitazione, dall’altro, affidata a facilitatori competenti, ha reso possibile la diffusione di un approccio formativo stimolante che promuove il pensiero creativo e il linguaggio metaforico ed è un valido supporto a una didattica innovativa ed esperienziale.

Ciascun docente, quindi, indipendentemente dalla propria disciplina di insegnamento, può valorizzare la propria didattica con la versione LEGO® SERIOUS PLAY® Open Source.
Diceva Seymour Papert (matematico, informatico e pedagogista costruttivista) che “il ruolo dell’insegnante non è quello di fornire tutte le parti della conoscenza ma di fare da guida, di gestire le situazioni molto difficili, di stimolare il ragazzo, forse, di dare consigli…”. Il tutto può realizzarsi solo in quelle scuole in cui gli studenti sono liberi di seguire le proprie passioni, cercare autonomamente le informazioni e portarle avanti sotto forma di progettualità condivisa.

In tal senso LSP, livellando il campo da gioco e mettendo tutti nelle stesse condizioni di partenza, facilita la co-costruzione della progettazione partecipata e aiuta gli studenti a superare le sfide in maniera collaborativa, massimizzando le risorse e mettendo in pratica le proprie capacità di astrazione, analisi e sintesi.

Tutti i contenuti che emergono durante la facilitazione possono inoltre essere ottimizzati e messi a sistema con il supporto dei più tradizionali strumenti quali Business Model e Value Proposition Canvas, Users Journey, EmpathyMap, Mappe Mentali o Concettuali, canvas ad hoc.


Una metodologia per tutti

I mattoncini LEGO® sono dotati di un forte potenziale di engagement. Scatenano intuizione, ispirazione e fantasia, coinvolgendo tutti gli aspetti della dimensione umana (razionale, emozionale, istintiva).

Praticità e facilità d’uso accendono il desiderio naturale di tutti di esplorare e acquisire tutte quelle competenze necessarie ad affrontare le sfide della società contemporanea: problem solving, resilienza, collaborazione e comunicazione.

L’imprevedibilità dell’esistente sta mettendo a dura prova la scuola e il suo sistema formativo e calare dall’alto discipline innovative tout court si sta rivelando una scelta non efficace.
Se è vero che la conoscenza è un processo di costruzione continua diventa fondamentale costruire una sorta di patto di collaborazione permanente tra docenti e studenti. E allora perché non iniziare a farlo proprio con i mattoncini?

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LEGO® Serious Play® e i mattoncini dell’apprendimento.

Questo post è tratto dal mio contributo per il numero 11 di MoMo, la rivista pedagogica digitale della Fondazione Montessori Italia.

Trovate l’originale qui.


Quando ho scelto di intraprendere il training per la certificazione LEGO® Serious Play® (LSP) non immaginavo quanto questa esperienza avrebbe influenzato il mio modo di essere docente, formatrice e madre.

E oggi, dopo tante sperimentazioni, confronti e collaborazioni importanti – prima fra tutte con Boboto s.r.l. e il Centro Montessori di Lecce – posso affermare che, attraverso i mattoncini, possiamo costruire ponti di raccordo sostanziali verso una visione contemporanea delle Scienze dell’Educazione.

Ai professionisti dell’Educazione è sempre più evidente, oramai, l’urgenza di condividere un paradigma teorico metodologico multidimensionale e interdisciplinare che sappia rispondere alle emergenti esigenze di apprendimento esperienziale.

LEGO® Serious Play® è un’esperienza formativa che può rispondere a tali bisogni.

Che cos’è LEGO® Serious Play®

È una metodologia di facilitazione che fornisce strumenti cognitivi in grado di aiutare le persone a pensare, comunicare, progettare e risolvere problemi.
Nasce all’interno dell’azienda LEGO® che negli anni ‘90 stava assistendo allo spostamento dell’interesse dei bambini dal “gioco tradizionale” ai videogiochi.
Questo spostamento, insieme alle nuove modalità di approccio al gioco infantile, innescò nella dirigenza l’urgenza di un ripensamento delle proprie strategie aziendali.
E così anche gli adulti iniziarono a giocare con i mattoncini!

In collaborazione con l’International Institute for Management Development (IMD) di Losanna, l’azienda costituì gruppi di lavoro che, attraverso le metodologie del “gioco serio”, potessero, partendo dai punti cardine della vision aziendale, creatività e immaginazione, trovare soluzioni di business in grado di dare risposte al cambiamento del mercato.

Furono così sviluppati diversi percorsi di esercitazioni guidate che, all’interno di un framework metodologico che prevedesse l’uso dei mattoncini LEGO®, provassero a costruire strutture metaforiche di modelli di business e assetti organizzativi.
Se fino ad allora i mattoncini erano stati usati prevalentemente dai bambini per costruire modelli reali di mondi più o meno reali, attraverso la metodologia che si stava sviluppando all’interno di tali processi di apprendimento, si iniziarono a costruire modellini LEGO® reali di idee, strategie, sfide e soluzioni.

Nel corso degli anni la LEGO® continuò a finanziare tali ricerche sullo sviluppo strategico e i sistemi adattivi complessi fino a definire quella che oggi è la metodologia LEGO® Serious Play®.

Tale metodologia facilita la comprensione, il miglioramento e la progettazione delle performance di un’organizzazione e, ad oggi, viene principalmente applicata nell’ambito della formazione esperienziale corporate.Fatta questa premessa, cosa c’entra questa storia con una rivista sul mondo Montessori?

Il gioco/lavoro e il gioco serio

Il gioco serio non è altro che un gioco libero guidato dove l’esplorazione dei materiali, la concentrazione e l’immaginazione permettono alle persone “di immaginare quello che la fantasia, l’invenzione e la creatività producono” [Bruno Munari].

Non è una gara di abilità, né un test di valutazione, né un pacchetto di istruzioni standard, ma uno strumento didattico che facilita la comunicazione, innesca le dinamiche di problem solving e coinvolge tutti gli aspetti della dimensione umana (razionale, emozionale e istintiva) garantendo la costruzione autonoma dei processi di apprendimento.
Il gioco serio che svolge l’adulto nei processi di facilitazione LEGO® Serious Play® ricalca evidentemente le dinamiche del gioco/lavoro del bambino montessoriano. È un’attività profondamente significativa che consente al partecipante di elaborare, costruendo con le proprie mani, ciò che la sua mente ha assorbito in precedenza (emozioni, paure, desideri…). Infine lo rappresenta a se stesso e agli altri attraverso la narrazione del proprio modello costruito.

Vien da sé che se il gioco è il lavoro del bambino, i mattoncini LEGO® possono essere un materiale estremamente evocativo per tale lavoro. Tramite le infinite combinazioni di forme, colori, dimensioni e possibili incastri si può, brick by brick, arrivare a testare differenti soluzioni per attribuire o far emergere significati concreti a ciò che si fa.
Questo processo ricorsivo facilita la costruzione del proprio percorso di conoscenza e la maturazione di autostima e fiducia nel proprio operato, indipendentemente dalle singole capacità.

Il matematico pedagogista Seymour Papert diceva che la conoscenza è un atto di costruzione. Si costruisce attraverso l’apprendimento esperienziale in cui i mattoncini diventano artefatti cognitivi che facilitano lo sviluppo dell’apprendimento e, nel caso della metodologia LSP, costituiscono le basi di un linguaggio universale che ingaggia tutti i partecipanti al cento per cento massimizzandone il potenziale. Leggi altro ›

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La Tenerezza dell’Educazione Sostenibile

«Che si avverino i loro desideri, che possano crederci, e che possano ridere delle loro passioni. Infatti ciò che chiamiamo passione in realtà non è energia spirituale, ma solo attrito tra l’animo e il mondo esterno. E soprattutto che possano credere in se stessi… e che diventino indifesi come bambini, perché la debolezza è potenza, e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagni della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza, ciò che si è irrigidito non vincerà…»
(dal film Stalker, di Andrej Arsenevič Tarkovskij, 1979)

“Un intellettuale e uno scienziato, rispettivamente chiamati “Scrittore” e “Professore” per tutta la durata del film, si avventurano nella “Zona”, un territorio rurale desolato e in rovina dove le normali leggi fisiche sono state stravolte per cause ignote. Isolata da un cordone di sicurezza governativo, in cui tuttavia gli stessi militari non osano spingersi, si vocifera che essa contenga una stanza in cui si possono avverare i «desideri più intimi e segreti»: è questo il luogo che i due uomini vogliono raggiungere. Per affrontare il viaggio con qualche sicurezza, i due ingaggiano uno “Stalker”, una guida illegale esperta del territorio.” (da Wikipedia)

Ho rivisto “Stalker“, ho sfogliato nuovamente, dopo diversi anni,  Scolpire il tempo” e, senza una particolare consapevolezza, ho unito due puntini, due grandi amori della mia vita, il Cinema e l’Educazione. Poi ho provato a dare un senso a questa connessione ed è emerso quanto state per leggere.

Chi fa il mio mestiere non può non amare Stalker. Immagine dopo immagine, ci accompagna verso la “Zona” in cui “le leggi fisiche” che hanno guidato la nostra esistenza fino ad allora vengono stravolte e dove, finalmente, possiamo dare forma al più grande atto di libertà che l’essere umano possa compiere: scegliere.

È un obiettivo alto quello dell’Educazione Sostenibile: vestire i panni di uno “Stalker illegale” (che viola le leggi dell’educazione deterministica) e facilitare il cammino che conduce alla “Zona”.

«Mi hanno sovente domandato cos’è la Zona, che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili. Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande del genere. La Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l’uomo o si spezza o resiste. Se l’uomo resisterà dipende dal suo sentimento della propria dignità, dalla sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero »
(dal libro “Scolpire il tempo” di Andrej Tarkovskij, Milano, UBU Libri, 1988, pag. 178)

L’Educazione Sostenibile è una serie di momenti ricorsivi di un più grande processo circolare di apprendimento che restituisce la capacità (metodo e cognizione) di compiere delle scelte autonome.

Ciò che scegliamo di diventare non sempre corrisponde a ciò che vogliamo diventare perché “quello che succede non dipende dalla “Zona”, dipende da noi”, da ciò che abbiamo scelto di essere nella nostra vita.

L‘imprevedibilità dell’esistente ci mette alla prova passo dopo passo. Siamo responsabili delle strade che imbocchiamo e dei compagni di viaggio a cui ci affidiamo, dimenticandoci spesso delle conseguenze di tali scelte.

Stalker, mentori, guru o semplici suggeritori si appropriano delle nostre conversazioni generando un overload quotidiano di informazioni. Non solo sulle piattaforme digitali, ma anche negli spazi “analogici” della nostra quotidianità: la chiacchiera al bar, la conversazione in ufficio, lo scambio di pareri fuori da scuola.
L’uso di locuzioni improprie (“voci di corridoio dicono che…”) e il diffondersi delle fake news rendono dote sempre più rara il saper discernere il vero dal falso, la propaganda dall’informazione.

Di fronte a tale scenario, qual è la nostra responsabilità?

Preferiamo vestire i panni de “Lo Scrittore” che se ne frega dell’umanità, (“di tutta la sua umanità m’interessa solamente una persona, Io! O valgo qualcosa o sono anch’io una merda come tanti altri”) o de “Il Professore” che vuole distruggere la Zona in nome della scienza deterministica che non contempla l’imprevedibilità e l’errore e impone verità assolute che solo un Dio (se un Dio esistesse!) potrebbe arrogarsi il diritto di imporre?
Soluzioni facili entrambe che negano la complessità dell’esistente e trovano espedienti semplicistici e incompleti a richieste affamate di ingegno e conoscenza.

La consapevolezza della “Zona” è la scelta responsabile. 

La consapevolezza della “Zona” è fame di conoscenza, è un punto di arrivo e punto di partenza. È un processo (non necessariamente interiore) che ciascuno di noi ha il dovere di innescare se vuole definirsi pensiero attivo della società, a prescindere dal ruolo che si sceglie di rivestire.
Per noi formatori, educatori, facilitatori è anche un dovere deontologico ed epistemologico che ci rivela non solo strumenti e metodologie efficaci, ma anche uno “stato della mente” pronto ad aprirsi all’empatia verso l’altro.

L’Educazione Sostenibile indaga la “Zona” e sceglie il livello di profondità a cui addentrarsi dopo aver compreso e annoverato il contesto.

L’Educazione Sostenibile sostiene la co-creazione di strategie cognitive e pratiche condivise per gestire e manovrare le sfide che la cultura digitale lancia all’umanità e al mondo del lavoro in particolare. 

Il lavoro è cambiato non solo in termini di conoscenze, ma anche di ecosistema: l’inarrestabile evoluzione degli scenari digitali ci mette di fronte a un grado di prevedibilità molto basso e richiede personalità e professionalità che sappiano rispondere agli esiti dei cambiamenti in termini risolutivi e propositivi.
La Scuola, le Università e il mondo della Formazione in generale contemplano la transizione piuttosto che governarla e arrancano dietro scarne e inconsistenti definizioni piuttosto che responsabilizzarsi e responsabilizzare su una leadership digitale dall’identità chiara e dai valori positivi.

Dal Contenuto alla riformulazione del Significato

Questo obiettivo didattico non esclude il contenuto (come spesso avviene nelle metodologie più estreme) ma parte dal contenuto per facilitare non solo la comprensione del significato profondo di ciò si fa, ma anche l’applicazione e la capacità di riformulazione di senso. Ci connette l’un l’altro empaticamente, e in modo diretto con il contesto di riferimento. Si restituisce valore alle dinamiche resilienti, si attivano i processi di problem solving creativo, ci si fa carico di rischi decisionali anche fuori dall’ordinario.

Memento audere semper!

Mettiamo l’essere umano al centro, dotiamoci di strumenti transdisciplinari e facilitiamo la nascita dei processi di co-progettazione che superino l’idea di condivisione di asset e conoscenze per generare un valore più grande: la conoscenza co-creata.
Facciamo sì che l’apprendimento sia un’esperienza sociale, culturale ed emotiva, che favorisca la negoziazione di un sapere condiviso, a prescindere dal genere, religione, razza, attitudini e saperi pregressi. Usiamo la tecnologia e impariamo a vivere!

“Imparare a vivere richiede non solo conoscenze, ma la trasformazione, nel proprio essere mentale, della conoscenza acquisita in sapienza e l’incorporazione di questa sapienza per la propria vita”. (“La testa ben fatta, Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero nel tempo della globalizzazione” di Edgar Morin, Raffaello Cortina Editore, Milano 2000)

Educazione e tecnologia

La tecnologia (“tékhne-loghìa”, “discorso (o ragionamento) sull’arte“) è un’alleata strategica dell’Educazione Sostenibile.

La consapevolezza della “Zona” interagisce con la tecnologia in un rapporto di reciprocità che si fa atto necessario alla diffusione e all’attuazione della cultura dell’innovazione sociale. Tale relazione è uno strumento potente nelle mani delle Teste ben fatte. Facilita la costruzione di percorsi di apprendimento autonomi e sociali e mette a fuoco le dinamiche risolutive in grado di riformulare le risposte alle sfide sociali.

Scoprire la tenerezza dell’Educazione Sostenibile è percepire “la freschezza dell’esistenza”, è un privilegio e un invito aperto a tutti coloro che sceglieranno di mettersi in cammino alla ricerca di nuove sfide in grado di amplificare l'”attrito tra l’animo e il mondo esterno”. 

 

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